Dall’argento record all’AI in crisi: il vero problema è il potere d’acquisto che crolla

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Oggi è una di quelle giornate che meritano di essere annotate.
L’argento ha superato i 100 dollari l’oncia. Un risultato storico, incredibile, ma , onestamente, non del tutto inaspettato.

Io stesso avevo scritto che sentivo questo traguardo nell’aria, e che sarebbe arrivato in tempi relativamente brevi.
Quello che sorprende non è tanto se sia arrivato, ma la velocità con cui ci stiamo muovendo verso livelli che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati pura follia.

Fa impressione fermarsi un attimo e guardarsi indietro: solo due o tre anni fa una moneta d’argento da un’oncia si comprava intorno ai 30–35 euro. Oggi, per la stessa identica moneta, ce ne vogliono circa tre volte tanto.
Per collezionisti e stackers questo è, senza dubbio, un dato fantastico. Ma allo stesso tempo è un segnale economico inquietante, perché racconta una storia molto chiara: il potere d’acquisto delle valute fiat sta scivolando sotto livelli pericolosi.

E non serve essere economisti per accorgersene.
Basta andare al supermercato. Quella spesa che fino a pochi mesi fa facevamo con 50 euro, oggi ne richiede 65… 70… e in certi casi anche di più. Questo tipo di erosione quotidiana è ciò che, personalmente, mi fa temere un rischio reale di iper-inflazione, o quantomeno di una perdita di controllo molto seria.
Lo ammetto senza problemi: sto facendo una piccola scorta di acqua e alimenti a lunga conservazione. Non per panico, ma per semplice prudenza. Non si sa mai.

Ovviamente, l’inflazione “ufficiale” racconta un’altra storia.
Viene calcolata sulla base di panieri di beni selezionati, che , almeno dal mio punto di vista, sembrano scelti in modo strategico per non spaventare troppo le persone. Peccato che la realtà vissuta ogni giorno dica tutt’altro.

Nel frattempo, anche l’oro continua a macinare record, uno dopo l’altro.
Oggi si è fermato a un soffio dai 5.000 dollari l’oncia, arrivando a 4.984 $. Numeri che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati etichettati come fantascienza finanziaria. E invece eccoci qui, e sembra essere solo l'inizio.

Ed è qui che il quadro diventa ancora più interessante, perché mentre i beni rifugio esplodono, anche il mondo dell’AI inizia a mostrare crepe evidenti.
Basta ascoltare le recenti dichiarazioni (e contraddizioni) di Sam Altman. Ads come “ultima risorsa”, poi improvvisamente ads ovunque. “Odio la pubblicità”, “l’AI con la pubblicità è inquietante”… salvo poi lodare gli algoritmi pubblicitari di Instagram.

Il punto, però, è uno solo: la gente è al limite.
Solo una piccola percentuale degli utenti paga davvero gli abbonamenti. Il resto semplicemente non può , o non vuole , permettersi un’altra spesa fissa. Non perché non capisca il valore della tecnologia, ma perché il costo della vita sta divorando tutto il resto.

Siamo tutti d'accordo che l'AI è lo strumento del futuro, ma quando la persona media fa fatica a pagare le bollette a fine mese, è difficile giustificare un abbonamento ad una AI per centinaia di euro all'anno, o al mese ( dipende da quale prestazione ci serve).

Ed è quasi ironico: da un lato metalli preziosi che volano perché la moneta perde valore, dall’altro aziende tech che scoprono che non si può spremere all’infinito un consumatore già stremato.
Due mondi apparentemente lontani, ma collegati dallo stesso identico problema: il denaro vale sempre meno, e le promesse iniziano a non reggere più.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.



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2 comments
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e io lo ripeto pure, quando ci sono le crisi economiche e finanziarie cosi, i governi cosa fanno? una bella guerra di reset complessiva per poi fare il boom economico con la ricostruzione... e guarda caso cosa sta facendo l'europa? il ReArm

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I don't know much about precious metals, but I do know about the needs we face daily, and it's truly a very palpable contrast. I wish I could have a lot of gold and silver.

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