Le vacanze più pazze d'Europa: #untobisunto contest più estemporaneo XI cronache civitesi
No, stavolta non sarà la vacanza più bella nè indimenticabile. Quest'ultima l'avevo già postata (il mio viaggio in Argentina di 25 anni fa circa, anche se in realtà, più che vacanza vera e propria, si potrebbe dire l'essere quasi andata a vivere coi miei parenti) e quanto alla più bella tout court, posso solo farvi cenno perchè non devo rischiare di diventare riconoscibile in un paese che a ogni anno che scorre sta diventando sempre più una dittatura anti-cripto dedita a respingere ogni innovazione e a obbligare nativi e residenti alle modalità old-fashioned tanto per il classico impiego sotto padrone quanto per le partite IVA dedite al commercio e offerta di servizi. Oramai ci manca solo più l'imposizione di schiodare il didietro dalla poltrona per andare a parlare con il direttore di banca dove siamo clienti per investire, disinvestire, prelevare e depositare. Ma tant'è. E come se non bastasse, questo attuale governo che apparentemente figura inviso alla popolazione, presenta forti chances concrete di vincere le elezioni dell'anno prossimo, facendo il bis (in tal caso, sebbene poco probabile, spero riuscire a fare le valige prima della fine dell'anno, anche se per dove ancora non si sa).
Pazienza dunque per il viaggio più bello, avvenuto tredici anni fa in una località marittima. Un vero e proprio viaggio di nozze, sia pure a distanza di tre anni dal matrimonio (dato che l'avevamo mancato perchè c'erano state le spese del mio viaggio per sposarmi nel suo paese e il restante pagato dalla sua famiglia, avendo potuto arrivare soltanto fin lì) con tanto di hotel panoramico. Mi piacerebbe un casino riviverlo, ma purtroppo non si può.
Pazienza.
Dunque non mi resta che deliziare la platea con il viaggio più strambo e rocambolesco mai effettuato. Francia, fine anni novanta. C'ero andata con due lontani cugini, fratello e sorella. I rispettivi genitori ci avevano dato abbastanza soldi per non atteggiarci a senzatetto per l'intera settimana e più che ci saremmo trattenuti, ma il cugino, il più vecchio del gruppetto, tanto pativa la fobia della spesa da trasformare la nostra vacanza in una vera e propria barzelletta. Per prima cosa aveva prenotato in un postaccio che manco un hotel a mezza stella, trovandolo il più economico (avremmo potuto permetterci ben altro). Bagni e docce in comune tra uomini e donne. Sia i bagni che le camere (noi la dividevamo in tre, sempre nell'ottica del risparmio🤣) privi di prese di corrente. Conseguenza: impossibilità di lavarci i capelli, quantomeno per me e la cugina, che allora li avevamo chilometrici (soprattutto i miei, usi a trattenere l'acqua e dunque ci avrebbero impiegato una settimana ad asciugarsi, complice tra l'altro il tempo semplicemente orrendo: un freddo bestiale, continue piogge e un ventaccio da lupi, nonostante fossimo in pieno luglio). A colazione ci servivano unicamente marmellate e panini dalla consistenza di gommapiuma e plastica...che male o bene mi servivano lungo le intere giornate e sapete perchè? Il cugino affetto da spesofobia (lol, conio di nuovo termine, forse?😆), in seguito alle prime serate in cui ci fermavamo in qualche locale a buon mercato sulla falsariga dei McDonald, era stato preso dalla frenesia di non fermarsi un minuto, per l'ansia di riuscire a visitare tutti i monumenti e i musei francesi presenti nel territorio, per quanto impossibile in poco più di una settimana. Quindi fermarsi a pranzare (non ci eravamo mai fermati per pranzo e quindi mi servivo sempre dei panini di gommapiuma che tenevo in borsetta) consisteva in una gran perdita di tempo. E in capo a pochi giorni non ci fermavamo più nemmeno a cenare a causa della spesofobia del mio parente😂. In pratica, mia cugina aveva trascorso in lacrime quasi tutte le ferie. A differenza di me, non ce la faceva proprio a ingurgitare quel pane di plastica e dunque aveva trascorso oltre una settimana praticamente digiunando e litigando con suo fratello, che non c'era verso nè maniera di fare entrare in ragione. Complice pure il fatto che fosse più vecchio di entrambe. Se non altro, però, eravamo riusciti per davvero a visitare quanto di più interessante. Iniziando da Versailles:

Anche stavolta (come quand'ero in Argentina) non mi preoccupo di risultare riconoscibile, dati i decenni trascorsi (impossibile dunque).
Dal museo del Louvre (particolare di un quadro che raffigura a grandezza reale i bimbi dipinti: chiedo venia per non ricordare più l'autore):

Ingresso Disneyland Paris (edificio principale):

Natura a Disneyland Paris:

Le foto non sono un gran che: sono trascorsi troppi anni e dunque fanno sempre parte del lavoro delle care vecchie macchine usa e getta, avendo qui uploadato le foto delle foto, vale a dire fotografando le vecchie foto con l'A9. In ogni caso, proprio Disneyland era stata la più memorabile attrazione perchè eravamo saliti sulle montagne russe più spericolate d'Europa (e allora avevo sufficiente salute da potermelo permettere: ora purtroppo si farebbe impensabile, ma complice pure l'età). Di quelle purtroppo non ho foto. Infine, saremo tornati a casa più magri, anche se ora come ora ho ricordi sbiaditi sul punto:

Mai più da allora intrapresi vacanze altrettanto fuori di melone, anche perchè le successive vacanze con gli stessi cari parenti mi ero premurata di organizzarle personalmente😁.
E ora, cari amici, siete forse curiosi di sapere delle ferie di Secondina e Mimmo di Civitopia?

CRONACHE DI CIVITOPIA: ESTEMPORANEO XI
Davanti a uno schermo atto secondo
E già: inutile dire che a Civitopia la stragrande maggioranza dei cittadini e residenti non andava più in ferie sin dal ventiseiesimo secolo. E gli strati più bassi della società, specie coloro in perenne rischio di finire a vivere in una cabina telefonica prima che il sindaco Malinverni ponesse fine a tale aberrazione, non ci andavano già da per lo meno nove secoli. E dato tale spauracchio, spesso neppure più i piccolo-borghesi, talvolta neppure più la classe media, rispettivamente ridottisi a vivere gli uni rasentando il livello dei poveri assoluti di fine ventesimo secolo e gli altri al livello dei poveri relativi della medesima epoca. In ogni caso, il divieto legale di allontanarsi da Civitopia, città nella quale ben si poteva entrare, ma non uscire tranne in casi eccezionali quali ad esempio l'avere ottenuto un impiego all'estero, uno degli ultimi scogli che il sindaco Malinverni e il suo entourage non erano ancora riusciti ad abbattere, lasciava alle ferie il tempo che trovava. Ragion per cui l'andare in vacanza per i pochi ricchi e benestanti che se lo potevano permettere, consisteva in un soggiorno nelle poche campagne o colline civitesi, dove una prenotazione in agriturismo costava un rene. Oppure, per chi amasse il mare, in qualcuno dei rari hotel di lusso nei pressi del porto, ovviamente sempre a prezzi da fare sbellicare dal ridere. Ma chiunque non potesse neppure lontanamente sognarsi un agriturismo o un hotel nei paraggi del porto si arrangiava come poteva. Passeggiate ai giardini pubblici, alla pineta o al parco civitese erano gratis e dunque alla portata di tutti. E per chiunque sognasse remote lande, vi erano pur sempre i viaggi virtuali, per i quali bastava lo schermo di un dispositivo elettronico. Naturalmente, Mimmo e Secondina appartenevano a una delle categorie per le quali la parola ferie equivaleva a sanscrito. Mimmo allora rimediava gironzolando in pineta, quando gli toccavano giorni di riposo dalle pulizie al manicomio comunale. Perchè il buon Mimmo, ogniqualvolta dietro lo schermo del suo cellulare, mai approfittava delle ferie per visite culturali, sia pur virtuali, ma si adoperava costantemente a bazzicare la cloaca chiamata incelforum. A differenza di Secondina, oramai divenuta novella Renée Michel, anzi, la Renée Michel* del trentesimo secolo, che non perdendo mai occasione per istruirsi, visitava un museo dopo l'altro nei giorni di riposo. Ultimamente era la volta della London National Gallery. Quando in vena di fuga dalla realtà, preferiva visitare panorami d'altre terre, quali spiagge caraibiche, alte vette, cascate...comodamente nel suo monolocale, davanti allo schermo del suo amato notebook.

Ps.: le prime quattro foto provengono da una macchina fotografica usa e getta comprata appositamente per quel viaggio in Francia di fine anni novanta. La GIF pennuti è di tenor, tool PEAKD. L'immagine invece usata per il capitolo del mio e-book civitese è Pixabay free, di fraugun (https://pixabay.com/es/photos/cascada-cataratas-del-ni%C3%A1gara-canad%C3%A1-2631399/) e rappresenta le cascate del Niagara che Secondina visita virtualmente
*L'erudita portinaia del romanzo L'eleganza del riccio, alla quale Secondina somiglia (donna ordinaria e scialba soltanto in apparenza, date le doti nascoste)
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Conosco una persona che è esattamente così, mi sono ritrovata nelle tue parole 🤣 tuttavia per me fermarsi a mangiare è indispensabile per ricaricare le energie, quindi non ce la farei mai 😆 complimenti per la pazienza tua e della cugina!!
...non sarà mica che conosci questo mio parente?😆

Ps.: purtroppo nè io nè la cugina sapevamo orientarci, allora come allora, in Francia, per cui non è che potessimo più che litigare (o meglio, non io, dato che curiosamente con questo cugino andavamo d'amore e d'accordo, ma era la cugina che litigava in continuazione con suo fratello, che finiva sempre per metterle i piedi in testa, sicuro che con la scusa di essere più vecchio). Aggiungiamoci poi la puzza sotto il naso dei parigini, che non ti rispondevano in inglese (dovrebbero conoscerlo ovunque, in qualsiasi paese, europeo e non, ma i parigini sembravano allergici all'inglese) e dunque incomunicabilità, dato che noi masticavamo poco il francese. Da non credere, ma nemmeno quando avevamo chiesto informazioni a dei poliziotti si erano degnati di risponderci, tanta l'antipatia verso l'inglese (almeno questa era l'impressione che ci avevano dato, per la totale scena muta).
Non sei la prima che me lo dice! Non ho mai potuto constatare di persona, ma dalle storie raccontate è sempre emerso una certa puzza sotto il naso da parte dei francesi, che snobbano chiunque non conosca la loro lingua 🤣 😱
Addirittura una mia compagna di corso dell'università, che parla bene francese perché il padre è originario di Bordeaux, si sentiva rispondere in inglese anziché in francese, sebbene lei parlasse in francese, come a sottolineare che avevano capito l'accento fosse straniero... Incredibile!😆
Magnifico, dunque se gli parli in inglese fingono di non conoscerlo e se gli parli in francese si abbassano a rispondere nella lingua più odiata di Francia🤣 (che fenomeni😆):

A Nizza in ogni caso (e in genere nel sud, credo) sono più simpatici che nella capitale (vabbè che la puzza sotto il naso è tipica delle capitali e me ne accorgevo pure a Buenos Aires, per quanto terzomondista). C'ero andata a studiare una decina di anni dopo la famigerata vacanza ed era stato tutt'altra cosa (per allora conoscevo il francese abbastanza da muovermi senza parenti😂).
Ahahah rotolo 🤣🤣
Questo racconto è la prova che non sempre le vacanze perfette sono quelle che ricordiamo di più. Le vicende strane, quelle fuori dalla norma sono sempre quelle che ricordiamo più volentieri. Dopo un po’ di tempo, con i racconti delle avventure più strane, ci si possono fare anche delle risate. !BEER
Sicuramente🤣. Per la verità ricordo le une e le altre, ma come dicevo all'inizio, ho scelto queste per il fattore riconoscibilità (o per meglio dire irriconoscibilità, dato il tempo immemore trascorso😂).
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